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Non è mai esistito un grande uomo che non abbia avuto una grande madre.

Siamo nel 2020, un nuovo decennio è appena iniziato e già sta andando tutto a rotoli.

Siamo a marzo e come tutti gli anni, nell’8 di questo mese cade la festa della Donna.
Come ho già sottolineato nell’articolo dello scorso anno (Lascio il link sotto se volete rileggervelo.) certe posizioni lavorative e sociali sono molto più difficili da raggiungere per una donna che per un uomo.

Oggi esistono pochi lavori che richiedono necessariamente un pene e una vagina. Tutti gli altri dovrebbe essere aperti a tutti.
(Florynce Kennedy)

Nel 2006 eravamo 77esimi su 115 paesi, nel 2018 invece su 149 paesi l’Italia si trova al 70° posto, nella classifica dei paesi che si impegnano nell’uguaglianza sociale. L’aspetto più fragile riguarda sempre quello economico e lavorativo, infatti la Repubblica riporta che le donne Manager in borsa sono pagate sei volte in meno rispetto ai loro colleghi maschi e su 250 dirigenti solo 17 non sono uomini.

La Carter&Benson, società partner del Winning Women Insitute, una no profit che certifica le aziende che favoriscono la parità di genere, sottolinea come i manager per il 76% siano uomini mentre solo il 28% siano donne. Lentamente le cose cambiano, oggi sembra che le aziende prendano solo in base alle competenze, ma un altro tema caldo è la maternità, che è ancora visto come un problema. In America si hanno orari più flessibili per le donne, mentre in Italia molte aziende si stanno adattando, anche se la strada è ancora lunga e tortuosa.

Qualsiasi cosa facciano le donne devono farla due volte meglio degli uomini per essere apprezzate la metà.
Per fortuna non è una cosa difficile!
(Charlotte Witton, sindaco di Ottawa)

Non solo a livello lavorativo, ma anche a livello sociale spesso non si è rispettosi nei confronti delle donne, basti pensare alle mancanze di rispetto che ogni giorno troviamo, le battute, i doppi sensi, i commenti volgari e goliardiche. Ma non solo, spesso vengono date etichette o si condividono comunque molteplici stereotipi, che purtroppo sono molto radicati ancora oggi nella mentalità della società.
Si ha ancora la divisione in cose da maschio e cose da femmina, fin dalla prima infanzia, per esempio il colore rosa da sempre è visto come il colore femminile per eccellenza, mentre per i maschi, invece, è più adatto il colore blu. Si ha un attenzione maggiore al modo di vestirsi di una ragazza rispetto a come si veste un ragazzo, la ragazza deve essere sempre al “TOP”, rispecchiare certi requisiti e certe caratteristiche. Certi sport come il calcio o le arti marziali spesso sono considerati da “maschiaccio”; la danza, invece è più femminile. Da un paio di anni  la moda sta cambiando, appaiono anche le modelle chiamate Curvy, e sulle passerelle, oltre alle modelle definite magre, vengono finalmente rappresentate anche quelle un po’ più paffute. Dobbiamo inoltre ricordarci che non importa se sei maschio o femmina, la cosa davvero importante è l’impegno che ci metti per raggiungere il tuo obbiettivo. Da bambini si cresce con l’idea che le donne siano solo principesse in attesa del principe azzurro, ma poi ci rendiamo conto che anche nel mondo fiabesco ci sono principesse “ribelli”; come Mulan, che andando contro una società maschilista si arruola nell’esercito, o Merida, che si oppone alle regole dell’etichetta richieste a corte. Se invece vogliamo restare nella realtà sono centinaia le donne che si sono distinte e sono riuscite a brillare nonostante la società maschilista in cui ci ritroviamo. Possiamo ricordare:

  • Eleanor Roosevelt, first-lady americana, che fu una grande attivista e che insistette molto nella nascita delle Nazioni Unite e presiedette la commissione che delineò e approvò la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo“.
  • Rita Levi-Montalcini, senatrice a vita italiana, ottenne il Premio Nobel per la medicina nel 1986.
  • Katherine Johnson: una delle prime donne afroamericane a lavorare nella NASA, calcolò le traiettorie del Mercury 7 e dell’Apollo11, la sua storia è raccontata nel film “Il diritto di contare.”

La lista dei nomi illustri è lunga, ma non solo, pensiamo a tutte le donne che durante la Seconda Guerra Mondiale soffrirono le angherie dei nazisti, alle staffette partigiane.

Questo 8 marzo ricordiamo tutte le donne che fanno parte delle forze dell’Ordine, che indossano ogni giorno l’uniforme con coraggio e con impegno, ricordiamo tutti i medici e le infermiere che operano in questo momento per contrastare il Corona virus, ricordiamo le nostre mamme e le nostre nonne. Ricordiamole senza distinzione e senza filtri, solo come donne, niente di più e sopratutto niente di meno. Molte donne nel mondo purtroppo sono vittime della tratta, della prostituzione, della guerra oppure sono vittime a casa loro, come tutte quelle donne che subiscono vessazioni e violenze da uomini che non meritano questo nome. Chi tocca una donna e la fa soffrire è un verme e i vermi vivono solo nel fango.

Maschi, ricordatevi: quando un giorno nella corsa della vita una donna vi busserà alle spalle non è perché è rimasta indietro, è che vi ha doppiati.
(Geppi Cucciari)

L’ONU ha fissato il 2030 per il raggiungimento della parità di genere, abbiamo 9 anni davanti a noi, possiamo metterci anche meno, non credete?

Vi allego il messaggio significativo del Presidente della Repubblica per questo 8 Marzo.

Un’ultima citazione per un augurio sincero a tutte le donne del nostro liceo.

Ci avete dato la vita, è nostro dovere di maschietti restituirvela, in piccole rate di 1440 minuti al giorno. L’interesse, in questo caso, è reciproco. A tutte voi donne, un bacio con profonda riconoscenza.

Published inANGOLO DI...DIRITTI UMANITARI

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