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Eppure cadiamo felici

Questo libro, scritto da Enrico Galiano, parla di Gioia Spada, un nome che subito fa pensare a una ragazza spensierata, ma lei è tutt’altro. Gioia si sente estranea al mondo i cui vive, non le interessano feste, non socializza  con i compagni; la sua unica amica, Tonia, è immaginaria, compare quando Gioia ne ha bisogno e subito scompare quando non vuole compagnia. Gioia, apparte l’amica, ha solo due cose che la rendono felice: fare fotografie alle persone girate di schiena, e collezionare parole. La ragazza colleziona infatti le parole intraducibili, come “dor“, dal rumeno, che indica la sofferenza per la separazione dalla persona amata. Gioia coltiva queste due passioni perché, secondo lei, le persone hanno sempre dei filtri, sia per cosa dicono, sia per come appaiono, come se non fossero mai naturali. Gioia non ha mai detto a nessuno dei suoi hobby perché ha sempre pensato che nessuno la potesse capire.

Dopo l’ennesima lite familiare la protagonista, stufa dei genitori, esce, ritrovandosi faccia a faccia con un ragazzo, all’interno di un bar chiuso, coperto da un cappuccio nero, Lo.

Da quell’incontro tra Gioia e Lo nasce qualcosa, da quella sera ore passate a chiacchierare e nuove esperienze caratterizzano le giornate seguenti. Gioia, finalmente, sente di aver trovato qualcuno come lei, che non usa il traduttore, senza filtri, Gioia finalmente si sente libera, felice..

A sconvolgere la storia è Lo, che appena Gioia si innamora di lui, sparisce, come se non fosse mai esistito.

Dopo tante ricerche, Gioia decide di indagare sul passato di Lo, e scopre che il suo vero nome è Luca e che tutti i giornali affermano che è morto suicidandosi un anno prima.

Cosi da far venire una domanda: Lo esiste davvero o è frutto della immaginazione di Gioia, come per quanto riguarda Tonia?

Avete solo un modo per scoprirlo. Che aspettate a leggere questo libro?

Published inRECENSIONI

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