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Liliana Segre e l’odio razziale

Negli ultimi tempi, chiunque si sia un minimo interessato all’attualità ha sicuramente sentito nominare, più di una volta, il nome di Liliana Segre.
Per quanto penso che la persona in questione non abbia bisogno di presentazioni, vista la sua fama internazionale (purtroppo dovuta ad una delle più grandi disgrazie nella storia dell’umanità, ovvero lo sterminio degli ebrei avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale), inizierò prima di tutto a introdurla, per chi, magari, non è ben cosciente di chi si stia parlando.

Liliana Segre, nata nella Milano del 1930, è una delle poche superstiti dell’Olocausto ancora presenti in Italia, oggi attiva nella politica italiana come senatrice a vita.
Proveniente da una famiglia ebraica, ma di tipologia laica, a soli 13 anni fu catturata assieme al padre e a due cugini mentre cercava di fuggire dall’Italia ormai fascista, poi deportata nel temuto campo di sterminio di Auschwitz, dove venne separata dai parenti e messa a lavorare in prigionia.
Riuscì a sopravvivere nel lager per un anno intero, per poi essere costretta a marciare verso la Germania dopo l’evacuazione del campo di concentramento dovuto all’arrivo delle forze sovietiche: la cosiddetta marcia della morte, uno dei tanti e inaccettabili orrori di quello che può essere definito il secolo più buio per la storia dell’umanità, dove il rispetto dei diritti umani toccò il fondo, a tal punto da essere nullo.
Il primo maggio del 1945 fu liberata, e, ad oggi, si è constatato che, tra i 776 bambini di età inferiore ai 14 anni entrati ad Auschwitz, lei sia una dei soli 25 sopravvissuti.

Tra le più recenti “nomine” della donna spicca, risalente solo al giorno 9 del mese scorso (dicembre 2019), la cittadinanza onoraria proprio di Torino.
Purtroppo, però, questa bella notizia è stata accompagnata, non solo nell’anno appena trascorso, ma ormai da molto tempo, da irrispettose vicissitudini d’odio antisemita: è il web, per primo, ad essere portavoce di questi attacchi ingiustificati contro gli ebrei, poiché, si sa, nascondersi dietro una tastiera fa pensare di essere al sicuro e di essere, in parte, “giustificati”. Ma, purtroppo, spesso queste minacce razziali non si limitano al solo commento su un social che, già di suo, può ferire nel profondo.
Secondo alcune testate giornalistiche, gli insulti online ricevuti da Liliana Segre potrebbero raggiungere addirittura i 200 messaggi giornalieri, mentre gli atti al di fuori della rete resi finora pubblici sono circa 197.
Un fenomeno che, purtroppo, pare in Italia andar crescendo con il passare del tempo, tanto che alla donna, che quest’anno raggiungerà i 90 anni, è stata persino affidata una scorta, nel timore di azioni antisemitiche future maggiormente pericolose.
Ma da dove è partito il tutto, ci si chiede?
La risposta non può essere davvero ben definita, in quanto, si sa, purtroppo l’odio razziale non è mai davvero scomparso, come in molti tentano di far inutilmente credere: e se in Italia pare adesso si stia lentamente rafforzando, all’estero, invece, sono molti i casi di propaganda neonazista e neofascista che vengono allo scoperto, ormai influenzando anche la nostra penisola, con un ultimo caso venuto allo scoperto solamente alla fine del 2019.
Tuttavia, è possibile notare come in Italia questa ferocia nei confronti della senatrice a vita si sia intensificata a seguito degli attacchi (sempre ricevuti online, poiché sulla rete la gente pare sentirsi inattaccabile) di un docente di storia universitario, proveniente dal centro-sud Italia, soffermatosi su polemiche neofasciste e anti ebraiche. Una mossa infima e malevola, soprattutto se proveniente da chi la storia avrebbe dovuta averla studiata nei minimi dettagli, e quindi essersi documentato anche sulle atroci sofferenze che il nazismo ha portato gli ebrei a dover sopportare, spesso e purtroppo, nel silenzio e nella noncuranza altrui.

Questa storia di odio, freddezza e indifferenza che va avanti da tempo e che sta iniziando a fortificarsi in maniera preoccupante può solo farci riflettere su come questo clima sia generato da una condizione di ignoranza inaccettabile e contro il quale si devono prendere misure più efficaci: e se, da un lato, molto egoisticamente, si può dire che questo sia dovuta alla fortuna delle nuove generazioni di non aver (e si spera di non dover mai) provato sulla propria pelle l’orribile realtà che persone come quelle della famiglia Segre hanno dovuto affrontare, tutto ciò non può costituire una giustificazione valida per quello che parte del mondo sta facendo, cioè cercare di dimenticare il passato per prendersi libertà che non solo vanno contro la nostra etica morale, ma che sono dettati da un odio ingiustificato, terribile, addirittura tossico, che sembra regnare in maniera totalmente ingiustificata nella mente di coloro che, sentendosi probabilmente superiori e irraggiungibili, si riducono a compiere vili azioni quali far conferire tutta la loro rabbia su una persona che, dopo aver sofferto per anni e anni, e che ancora oggi quasi sicuramente soffre nel raccontare la propria storia (cosa che, tuttavia, fa in maniera esemplare), si meriterebbe di vivere il resto della sua vita tra la tranquillità e l’affetto di chi le sta vicino, non nella tristezza e nella rassegnazione di vedere ciò che le ha cambiato la vita così drasticamente tornare ad instaurarsi nella mente di uomini apparentemente colti, di giovani e giovanissimi.

Riguardo all’ultimo libro scritto proprio da Liliana Segre, pubblicato il 9 gennaio 2015, ve ne presentiamo di seguito una rapida recensione, a cura di Lucrezia Ponzi.

““La memoria rende liberi”, scritto da Liliana Segre insieme a Enrico Mentana, non è un semplice libro che parla della Shoah, bensì la storia di una ragazzina di appena tredici anni strappata da tutto quello che era il suo mondo, lasciata sola a combattere per la sopravvivenza contro una bestia molto più grande. Questo libro non racconta solo ció che le è accaduto durante la prigionia, ma anche tutto quello che ha subito sia prima, sia dopo di essa.
Il suo racconto non porta solo a riflettere su uno degli avvenimenti più tristi, dolorosi e violenti del secolo scorso, ma esorta a non dimenticare ciò che è accaduto, e al contempo a far in modo che non si ripetano le tragedie del passato, le cui conseguenza sul presente sono ancora forti.
L’unico mezzo che può aiutare ad evitare che tutto ciò riaccada è l’informazione.
Sarà per noi impossibile comprendere i motivi reali che hanno portato a tale disgrazia, ma è nostro dovere conoscere ció che è successo, così da non rifare gli stessi errori.
La sua infine, è stata non solo una storia di sofferenza e avvenimenti drammatici, ma anche di coraggio e tanta forza.”

Published inDIRITTI UMANITARIRECENSIONI

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