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Principesse azzurre

Chi di noi non ha mai visto almeno un film che porti il marchio Disney? Da Star Wars ai musical più recenti, almeno un lungometraggio o una serie animata di questo colosso del cinema lo abbiamo visto tutti. Io per prima, ho passato gran parte della mia infanzia a vedere film interamente disegnati a mano e nei quali non passava mezzo secondo senza che protagonisti, antagonisti o comparse cantassero canzoni divenute poi celebri in tutto il mondo.

Durante questa quarantena consiglio di rivedere qualche classico che da piccoli ci ha fatto sognare, divertire o anche un po’ spaventare, perché data la nostra età attuale, lo rivedremo con occhi diversi.

Proprio questi bellissimi film sono stati più volte frutto di aspre polemiche per il ruolo che rivestivano i personaggi femminili; per questo motivo ora, da qualche anno, ci sono riadattamenti in chiave più moderna di molti lungometraggi che erano l’eccellenza ed il simbolo della Disney e i film nuovi vedono i personaggi femminili al centro di numerose avventure. Vediamone alcuni.

Uno dei più famosi è indubbiamente Maleficent, uscito nel 2014, nei panni della quale c’è nientemeno che Angelina Jolie. Si dimostra come la donna abbia agito accecata inizialmente dal risentimento ed infine si sia pentita. Analizziamo un attimo colei che in “La bella addormentata nel bosco”, uscito nel 1959 (Sleeping beauty), era la protagonista, mentre nell’odierno film è la voce narrante: Aurora. Cosa fa nel primo lungometraggio? Canta, balla, piange, si punge con il fuso di un arcolaio e si addormenta. Fine. Un po’ pochino. Il lavoro più grosso lo svolgevano le tre fatine e Malefica. Le prime aiutano addirittura Filippo a sconfiggere la strega, mentre la seconda si concentra per lo più sul fatto di dover far avverare la profezia. Vero, non c’è dubbio, il riadattamento sul personaggio di Malefica è migliore rispetto all’originale, ma forse dedicare un po’ più scene con maggior rilievo per le tre fatine non credo sarebbe guastato. Anche perché, nel primo film, se non ci fossero state loro, Filippo sarebbe ancora incatenato nella reggia di Malefica.

Un altro grande classico è Cenerentola, rivisitato nel 2015, originariamente nel 1950 con il nome di “Cinderella”. Anche qui si sono portate modifiche al carattere della ragazza: da mite ed accondiscendente qual era, qui, invece, non riesce più a sopportare le angherie subite e fugge nella foresta. Due cose che non mi sono piaciute molto: la Fata madrina ringiovanita (Helena Bonham Carter) e qualche canzone omessa. Insomma, se la fata Smemorina fosse stata anziana, ci sarebbe stato anche un bel collegamento con la precedente versione. Cosa dire inoltre, del motto Disney, ‘canta tu che canto anch’io’? A mio giudizio qui non è stato minimamente preso in considerazione. Nonostante ciò, ci tengo a dire che forse la scena finale del principe che salvava Ella andasse un po’ ‘limata’. Se nella versione originale Cenerentola risolveva la situazione con le sue mani, in quella moderna il principe assume un ruolo più marcato. Di tutti i riadattamenti, questo è stato quello che mi ha lasciato più indifferente.

L’ultimo remake che vorrei citare in queste menzioni onorevoli, è Aladdin. L’anno scorso è stato riproiettato nei cinema, dopo il grande successo del 1992. Qui devo ammettere che la colonna sonora è stata rispettata ampiamente e che quasi tutto il filone della trama non ha avuto grossi cambiamenti, se non uno: il Genio che si fidanza.

Molto spesso tendiamo a pensare che le produzioni Disney sia sinonimo di infantilismo, maschilismo e frivolezza. Ma non è affatto così. È vero, i cartoni sono nati come remake di storie da una fine un po’ drastica, come la Sirenetta, che nella fiaba originale scritta da Andersen, non viveva propriamente felice e contenta. Il primo lungometraggio, nel 1937 credo sia effettivamente l’unico che abbia una forte influenza maschile. La storia di base certo non aiutava, ma con il passare del tempo si ha una costante maggiore attenzione ai personaggi femminili. Basti pensare agli ultimi film usciti: Oceania, Zootroplis, Frozen, Ribelle the brave, ma anche grandi classici come La principessa e il ranocchio… una cosa è certa: vedere come i film siano cambiati (prima le scene erano interamente disegnate a mano, ora abbiamo l’aiuto del computer) e come continuino ad influenzare positivamente i sogni di grandi e piccini, lascia letteralmente un’aura di pura magia che ci scalda un po’ il cuore ed i sorrisi in questo periodo di quarantena. Per ritrovare quelli che eravamo un tempo molto lontano e quelli che siamo.

Published inARTEDIRITTI UMANITARIRECENSIONI

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